"Omne, quod no est ex fide, peccatum est". The relevance of good faith in canonical transactio

Il substrato canonistico della transazione è di particolare evidenza. In essa, infatti, il conflitto ha spesso già raggiunto lo stadio litigioso. Ragion per cui nella sua interpretazione la dottrina tende a separare i due profili economico ed etico. Su quest’ultimo, in particolare, la Chiesa, pur do...

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Detalles Bibliográficos
Autor: Parini Vincenti, Sara
Tipo de recurso: artículo
Fecha de publicación:2016
País:España
Institución:Universidad Católica San Antonio de Murcia (UCAM)
Repositorio:RIUCAM. Repositorio Institucional de la Universidad Católica San Antonio de Murcia
OAI Identifier:oai:repositorio.ucam.edu:10952/2828
Acceso en línea:http://hdl.handle.net/10952/2828
Access Level:acceso abierto
Palabra clave:Principio generale di buona fede
Contratto
Transazione
IV Concilio Lateranense
Innocenzo III
Diritto canonico
General principle of good faith
Contract
Innocent III
Canon law
Descripción
Sumario:Il substrato canonistico della transazione è di particolare evidenza. In essa, infatti, il conflitto ha spesso già raggiunto lo stadio litigioso. Ragion per cui nella sua interpretazione la dottrina tende a separare i due profili economico ed etico. Su quest’ultimo, in particolare, la Chiesa, pur dotata di un sistema di sanzioni giuridiche necessariamente imperfetto, ha svolto, nei secoli, un ruolo di primo piano. É infatti un insegnamento evangelico che alla base di ogni rapporto umano debba regnare la concordia, poiché concordia mater est unitatis: se le parti, ignorando l’etica, stanno per giungere ad una lite, o vi siano giunte, la Chiesa deve esortarle a comporla. Ciò che si intende qui indagare è dunque la rilevanza di due fra i requisiti essenziali dell’istituto transattivo, ovvero la lis e la res dubia, all’interno del sistema delle Decretali (X 1.36. 1-11 de transactionibus). La cornice sarà offerta dal principio cardine che sancisce l’effettività del negozio: Effectus transactionis est, ut ei stetur; questo per valutare come debba essere intesa nell’ordinamento canonico l’incertezza della lite in rapporto al principio di buona fede.