La Collezione delle statue antiche della Villa d'Este a Tivoli

La collezione di statue antiche raccolte da Ippolito II d'Este nella sua villa a Tivoli ha subito, nei secoli successivi alla morte del cardinale, un lento depauperamento che ha portato alla sua completa dispersione alla fine del Settecento. Mentre numerosi studi sono stati dedicati alla descri...

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Detalhes bibliográficos
Autor: Giannetti, Serafina
Tipo de documento: tese
Data de publicação:2019
País:España
Recursos:Universitat Autònoma de Barcelona
Repositório:Dipòsit Digital de Documents de la UAB
Idioma:italiano
OAI Identifier:oai:ddd.uab.cat:203218
Acesso em linha:https://ddd.uab.cat/record/203218
Access Level:Acceso aberto
Palavra-chave:Este, Ippolito d',
Vil·la d'Este (Tívoli, Itàlia)
Escultura antiga
Descrição
Resumo:La collezione di statue antiche raccolte da Ippolito II d'Este nella sua villa a Tivoli ha subito, nei secoli successivi alla morte del cardinale, un lento depauperamento che ha portato alla sua completa dispersione alla fine del Settecento. Mentre numerosi studi sono stati dedicati alla descrizione della villa, dei suoi giardini e delle numerose fontane, minore attenzione è stata offerta da parte degli studiosi alla collezione di statue antiche, anche a causa della sua totale dispersione. L'unico studio dedicato esclusivamente alla collezione di statue antiche presente nella villa era un articolo realizzato da Ashby all'inizio del Novecento, nel quale lo studioso inglese indaga questioni circa la provenienza, la collocazione e la dispersione delle statue. Si è potuto accertare da subito l'esistenza di una ricca documentazione relativa l'amministrazione dei beni dei duchi estensi in Roma e a Tivoli, conservata presso l'Archivio di Stato di Modena che l'autore non conosceva e quindi non aveva utilizzato. La trascrizione ed analisi di questi documenti inediti, confrontati con i dati ricavati dai disegni e dalle descrizioni della villa e dei suoi giardini realizzati durante i secoli, ha permesso di ricostruire la storia della quasi totalità delle sculture esposte nella villa, dalla loro introduzione nella collezione di Ippolito II al momento della vendita da parte dei duchi estensi nella seconda metà del Settecento. Lo spoglio della documentazione dell'Archivio di Modena, in buona parte inedita, ha permesso soprattutto però di definire protagonisti, tempi e circostanze delle vendite di sculture che si susseguirono a partire dalla metà del XVIII secolo e che condussero alla completa dispersione della collezione e in alcuni casi, seguendo l'attività antiquaria dei personaggi coinvolti, di individuare la collocazione attuale delle sculture. Ed è emerso che tutti i maggiori protagonisti del vivace mondo del mercato antiquario a Roma nel Settecento ebbero un ruolo diretto o indiretto. Questo ha permesso una più ampia riflessione sulle dinamiche del mercato di antichità, sui principi ispiratori delle pratiche di conservazione e restauro e in generale sulla maniera di rivivere l'antichità nel XVIII sec. Lo studio si è ampiamente soffermato anche sugli spostamenti e le modifiche realizzate nei secoli all'allestimento delle sculture. La ricostruzione dei contesti di esposizione ha permesso di evidenziare una evoluzione nell'utilizzo dell'antichità durante i secoli. Al tempo della progettazione di Ligorio le statue antiche vengono interpretate, modificate e utilizzate per formulare nuovi e complessi significati simbolici e racconti mitologici, in cui la natura e l'acqua hanno un ruolo fondamentale. Con il passare dei secoli si tende ad una musealizzazione indirizzata piuttosto al godimento estetico e all'apprezzamento formale del pezzo singolo con una preferenza per gli spazi chiusi rispetto a quelli aperti. Lo spostamento di molte sculture dalle fontane del giardino all'interno del palazzo determinò la disgregazione delle costruzioni simboliche elaborate nel Cinquecento e la perdita dei significati. Lo studio presente, che si proponeva di colmare almeno parzialmente un fondamentale tassello del collezionismo cinquecentesco indagando i gusti e le scelte di uno dei principali protagonisti del recupero di antichità in Roma intorno alla metà del 1500, ha permesso quindi una più ampia riflessione sull'interpretazione e il riutilizzo dell'antichità e sulla sua evoluzione nei secoli, aprendo in particolare una finestra sulle dinamiche, le relazioni e i personaggi che dominarono il mercato di antichità nella Roma del 1700.