Signoria, incastellamento e riorganizzazione di un territorio nel tardo Medioevo: il caso della Gallura

[ita] La tesi costituisce il risultato finale del progetto di ricerca sviluppato durante questi anni di esperienza presso la Universitat de Barcelona. I primi passi di questo lavoro si ritrovano già nella tesi di laurea presentata all’Università degli Studi di Sassari sotto la direzione del Prof. Gi...

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Detalles Bibliográficos
Autor: Floris, Giacomo
Tipo de recurso: tesis doctoral
Estado:Versión publicada
Fecha de publicación:2013
País:España
Institución:Universidad de Barcelona
Repositorio:Dipòsit Digital de la UB
OAI Identifier:oai:diposit.ub.edu:2445/45284
Acceso en línea:https://hdl.handle.net/2445/45284
http://hdl.handle.net/10803/120097
Access Level:acceso abierto
Palabra clave:Història medieval
Corona Catalanoaragonesa
Feudalisme
Senyories
Medieval history
Catalan crown
Feudalism
Manors
Descripción
Sumario:[ita] La tesi costituisce il risultato finale del progetto di ricerca sviluppato durante questi anni di esperienza presso la Universitat de Barcelona. I primi passi di questo lavoro si ritrovano già nella tesi di laurea presentata all’Università degli Studi di Sassari sotto la direzione del Prof. Giuseppe Meloni e del Prof. Alessandro Soddu. A questo primo studio, incentrato sul castello sardo di Posada o della Fava, è seguito un secondo lavoro di ricerca nell’ambito del Diploma de Estudios Avanzados (DEA) della Universitat de Barcelona, sotto la direzione del Prof. Ignasi Baiges. In quest’ultimo caso la ricerca è stata estesa all’intero distretto di competenza del castello, la curatorìa di Posada, per valutare dinamiche di potere e processi insediativi in una prospettiva d’analisi più ampia. La tesi è articolata in sei capitoli. Il primo, La Gallura nel basso medioevo, ripercorre sinteticamente il processo storico e i principali avvenimenti politici relativi alla Gallura dall’XI al XV secolo. Il secondo capitolo, Il periodo giudicale e visconteo (XI-XIII secolo), analizza le strutture amministrative, sociali ed economiche e i quadri insediativi durante la fase giudicale (XI-XIII secolo) e poi giudicale-viscontea (XIII secolo). Si è deciso di accorpare le due fasi in un unico capitolo perché non si trattò dell’affermazione di una signoria a discapito della giurisdizione indigena giudicale. Al di là delle modalità con cui i Visconti assunsero la guida del regno di Gallura, essi stessi non ne sovvertirono le strutture fondamentali e se ne fecero, anzi, i continuatori, pur introducendo certamente delle novità, la principale delle quali è rappresentata dall’incastellamento. Il terzo capitolo, Il periodo pisano (XIV secolo), analizza gli assetti amministrativi, sociali ed economici durante la fase che vide il diretto controllo da parte del Comune di Pisa dei territori confiscati ai Visconti, alla luce della fonte di riferimento per questo periodo rappresentata dal Liber fondachi, evidenziando gli aspetti di continuità o rottura con le istituzioni antecedenti. Il quarto capitolo, Il periodo catalano-aragonese (XIV secolo), è dedicato all’esame delle strutture amministrative ed economico-sociali, attraverso la ricca documentazione dell’Archivio della Corona d’Aragona e in particolare dei due fondamentali registri fiscali e patrimoniali denominati Componiment de Sardenya e Libre de la Camerlengía. La principale novità è costituita dall’applicazione quasi sistematica delle concessioni feudali, che ridisegnarono l’assetto territoriale gallurese. Il quinto capitolo, Un esempio particolare: Posada, intende proporre l’analisi di un caso esemplare delle due forme di organizzazione territoriale evidenziate nella storia della Gallura tardomedievale, l’incastellamento e il feudalesimo. Il castello della Fava, a controllo del borgo fortificato di Posada e dell’omonima curatorìa, rappresenta bene l’espressione del nuovo dominio giudicale-visconteo della metà del Duecento e della successiva giurisdizione pisana: centro di coordinamento delle attività economiche, agropastorali e commerciali (per la presenza del porto e della dogana del sale), punto di riferimento per le comunità del retroterra e dei traffici costieri e con la penisola. Durante il Trecento catalano-aragonese questa vocazione non venne completamente meno, ma fu irregimentata nella struttura amministrativa regia e feudale, con la conseguente accentuazione del carattere militare del castello della Fava e un maggiore interesse del feudatario per la rendita fondiaria. Il sesto e ultimo capitolo, Le strutture ecclesiastiche e religiose, esamina i quadri diocesani (Civita e Galtellì), il ruolo dell’Opera di S. Maria di Pisa e gli insediamenti monastici (Vittorini, Benedettini) e ospedalieri (Santo Spirito, Gerosolimitani). Il lavoro è completato da un’appendice documentaria, comprendente (prevalentemente in forma di regesto) le fonti, edite e inedite, utilizzate per la stesura della tesi, e una serie di tavole e carte di supporto.