| Sumario: | Uno dei miei principali ambiti di ricerca è la poesia improvvisata ispano-americana, in particolare dell’area rioplatense. Sebbene si tratti di tradizioni di chiara matrice iberica, e quindi mediterranea, nel corso dei secoli queste si sono sviluppate in modo più o meno autonomo assumendo caratteristiche locali specifiche. Gli improvvisatori rioplatensi, cubani, cileni o venezuelani hanno maturato forme, repertori e pratiche performative differenti, seppur imparentate tra di loro. Questo è specialmente evidente nell’uso della décima, strofa poetica di dieci versi estremamente popolare in tutto il subcontinente. Inoltre, come avviene per molte tradizioni americane, si tratta di fenomeni di ida y vuelta, di andata e ritorno, dove le tradizioni si sono condizionate reciprocamente da entrambe le sponde dell’Atlantico. A partire dagli anni Settanta, ma soprattutto Novanta del secolo scorso, questo interscambio si è istituzionalizzato ed è esploso nel movimento ispano-americano di improvvisazione poetica, nato da una serie di incontri accademici e festival internazionali che hanno messo in contatto poeti improvvisatori provenienti da diversi paesi americani e anche dalla Spagna. In questo breve saggio propongo una riflessione sulle caratteristiche dei festival internazionali ed evidenzio alcuni cambiamenti che i nuovi contesti scenici hanno prodotto nell’improvvisazione dei payadores argentini.
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