“Il mito me lo porto dentro”: la Medea di Maricla Boggio

[IT]“E solo adesso mi appare/quello che avrei potuto essere in passato. . . / Medea sì, Medea. . . ”. Con queste parole incomincia il monologo della Medea degli anni ’80 di Maricla Boggio. Si tratta di una rivisitazione in chiave femminista del mito greco presentato come una successione tra le più f...

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Detalles Bibliográficos
Autor: Martín Clavijo, Milagro
Tipo de recurso: capítulo de libro
Fecha de publicación:2017
País:España
Institución:Universidad de Salamanca (USAL)
Repositorio:GREDOS. Repositorio Institucional de la Universidad de Salamanca
OAI Identifier:oai:gredos.usal.es:10366/138805
Acceso en línea:http://hdl.handle.net/10366/138805
Access Level:acceso abierto
Palabra clave:HUMANITIES and RELIGION
Boggio, Maricla
Medea
Rivisitazione del mito
Femminismo
Intertestualità
Teatro italiano contemporaneo
Descripción
Sumario:[IT]“E solo adesso mi appare/quello che avrei potuto essere in passato. . . / Medea sì, Medea. . . ”. Con queste parole incomincia il monologo della Medea degli anni ’80 di Maricla Boggio. Si tratta di una rivisitazione in chiave femminista del mito greco presentato come una successione tra le più famose Medee che sono alla base dell’immaginario collettivo di oggi. Al centro, su un lettino da psicanalista è seduta una donna, che è una voce opposta e insieme complementare a quelle di altre Medee, da quelle di Euripide, Seneca, Cherubini, Niccolini, e di altre. In questo testo la Boggio dà corpo e voce ad una donna che entra ed esce dalle altre Medee con cui volta a volta si identifica, almeno in parte, e da cui si allontana per trovare nel finale se stessa. Nella pièce della commediografa l’intertestualità contribuisce a creare una nuova Medea, quella auspicata dal femminismo radicale degli anni Settanta e che venne teorizzata nel 1970 da Carla Lonzi.